La stazione meteo di Castelverde (CR)
Caratteristiche Generali
Stazione Davis Vantage Pro 2 con sensori di barometro, termometro, igrometro, pluviometro e anemometro.
Altitudine: 52 mslm - Latitudine: N 45° 11' - Longitudine: E 09° 59'
In dettaglio
La centralina meteo è posizionata a Castelverde (CR), ed è gestita dal sig. Marco Caporali, responsabile del sito Meteo Castelverde.
La città di Castelverde
E' raggiungibile da Cremona percorrendo circa 6 Km della statale 498. Confina a nord con il comune di Casalbuttano ed Uniti, a nord est con il comune di Olmeneta, ad est con il comune di Pozzaglio ed Uniti, a sud est con il comune di Persico Dosimo, a sud con il comune di Cremona, a sud ovest ed ovest con il comune di Sesto ed Uniti e a nord ovest con il comune di Paderno Ponchielli.
Il territorio si estende su 30,94 Kmq di terreno alluvionale argilloso e pianeggiante, la cui massima altitudine è di 57 metri s.l.m. e la minima di 45 metri s.l.m.; non lo bagnano corsi d'acqua se si fa eccezione per le rogge di irrigazione ed i collettori per l'agricoltura. Gli attuali 4.872 abitanti (al 31 dicembre 1999) popolano circa il 7,79% della superficie del distretto, mentre l'estensione dei centri abitati raggiunge i 2,41 kmq.
La toponomastica di Castelverde è varia durante lo svolgimento della sua storia. Nel medioevo il borgo prendeva il nome di Castagnino Secco, la prima parte del quale deriva dal latino "castagnetum" per indicare l'idoneità della zona alla coltura della pianta di castagno, la seconda parte del nome non deriva, come sarebbe intuibile pensare, dal latino "siccus" ma dal cognome di origine longobarda "Sich" dalla cui radice derivano i nomi tipici di quell'epoca, come Sicardo, Sichifredo e Sicco. In seguito il nome cambiò in Breda de Bugni. Breda è un toponimo molto diffuso in Lombardia che sta ad indicare "casa colonica con podere" mentre Bugni è la dicitura volgare di"stagni"
La storia di Castelverde inizia nel 218 a.C. quando i romani fondarono le colonie di Cremona e Piacenza (recenti studi sembrano invece sostenere che i due insediamenti fossero già presenti in epoca celta e che i romani vi si insediarono dopo aver vinto alcune battaglie contro i Celti Insubri e Boi). Il territorio che si presentava quasi interamente palustre venne bonificato e coltivato a grano e vite, le due colture ritenute dominanti dai romani, ed a castagno considerata una coltura recessiva.Testimonianze di insediamenti antecedenti alla data sopra riportata sono state verificate nel 1898, quando nel territorio dell'attuale Costa S. Abramo, sono stati rinvenuti i resti di capanne e palafitte costruite sulla terraferma risalenti all'età del bronzo (i reperti archeologici sono custoditi nel Museo Civico di Cremona). Fu opera dei romani la divisione delle terre in "centurie", quadrati di terreno formati da cento parcelle di due jugeri ciascuna. La vita economica e politica del paese fu strettamente legata a quella della vicina città fino alle prime incursioni barbariche quando Cremona si chiuse nelle sue mura abbandonando le campagne che smembrate furono incluse, per buona parte, nelle proprietà di Brescia e Bergamo.
Dopo un lungo periodo oscuro fu agli inizi del dodicesimo secolo che i monaci cistercensi iniziarono a prendersi cura del territorio realizzando bonifiche ed arginature e successivamente a guidare la comunità ecclesiale di Castagnino Secco dal 1463 al 1677. Di quest'epoca sopravvivono ancora oggi alcune interessanti testimonianze architettoniche: la villa Soresina Vidoni di Terra Amata ed il castello Trecchi di Breda de Bugni. L'organizzazione del territorio portò ad una differenziazione dei tipi di colture, in rapporto all'estensione dei campi coltivati. A tale situazione si adeguarono il catasto di Carlo V, compilato fra il 1549 ed il 1551, e quello di Maria Teresa d'Austria iniziato nel 1721 e protrattosi per diversi anni. Fino all'Unità d'Italia Castelverde portò il nome di Breda de Bugni. A metà del secolo scorso il comune venne descritto come un piccolo villaggio del distretto di Pizzighettone. Accanto alle tradizionali colture del frumento, del miglio, delle fave, dei fagioli e del fieno viene introdotta la pianta di gelso, talmente diffusa nella zona da essere probabilmente all'origine del nome di Castelverde che risale al 1868, anche se destinato a non essere ancora definitivo. Nel 1928 Castelverde, capoluogo che racchiude le frazioni di Livrasco, Ossalengo, Marzalengo, San Martino in Beliseto, Tredossi, Costa S. Abramo e Castelnuovo del Zappa, ritorna all'antico nome di Castagnino Secco riunendo in un solo paese Tredossi, San Martino in Beliseto e l'attuale Castelverde. Negli anni venti il comune contava circa cinquemila abitanti, quindi in numero superiore agli attuali. Un'apposita domanda al governo centrale di Roma venne inoltrata nel 1959 perché Castagnino Secco potesse essere cambiato per l'ultima volta in Castelverde. Da questa data in poi il nome Castagnino Secco non compare più sulle carte geografiche ma solo sui cartelli di una via del capoluogo che ricordano i suoi trascorsi toponomastici.
